L’8 Marzo l’Associazione Omnibus, rappresentata da un bel gruppo di aderenti, si è recata in pellegrinaggio ad Assisi in Occasione dell’ Ostensione del corpo di S. Francesco per gli ottocento anni dalla Sua morte. Un evento straordinario che racchiude la maestosità della santità in un umile uomo e la testimonianza eloquente di una vita pienamente evangelica.

Molti di noi aspettavano con gioia questo giorno e viverlo pienamente con lo spirito di unione e fratellanza che contraddistingue l‘ Omnibus è stato bellissimo.
La nostra visita era fissata per le ore 9:00 e per questo ci siamo incamminati insieme tra le vie di Assisi nelle prime ore del mattino.
Arrivare ad Assisi è come entrare in una dimensione diversa, non solo per la bellezza della città ma soprattutto per ciò che evoca immancabilmente in ogni persona che passa per le sue strade. È un luogo in grado di raccontare storie profonde di vita, suscitando sensazioni di pace e serenità.
Qui sono nati San Francesco e Santa Chiara, figure che hanno segnato il passato con la loro santità e ancora oggi il loro messaggio rieccheggia con amore tra le mura di ogni singola casa.
Assisi ci ha accolto con le braccia tese e noi, umili pellegrini, ci siamo fidati e abbandonati al suo richiamo.
Con questa atmosfera di profonda pace ci siamo incamminati verso la Basilica insieme a tanti altri pellegrini che come noi volevano rendere omaggio a S Francesco.

Non ci sono parole giuste per esprimere cosa si prova nel momento in cui si è in fila verso il corpo del Santo. Una lunga serpentina ordinata, silenziosa, rispettosa, commossa e in preghiera si accingeva all’incontro con S Francesco.
Ci siamo guardati dentro in quei lenti passi, abbiamo scavato dentro ai nostri cuori e ci siamo spogliati delle nostre paure e difficoltà per rivestirci come fece Francesco, di un saio umile ma ricco di amore.
Quando si arriva davanti alla teca, anche se per un brevissimo attimo, tutto diventa possibile: ogni dolore, ogni pensiero triste si discioglie in una luce di pace che sembra sussurrare: “NON TEMERE, AMA, VIVI E CONFIDA IN DIO”.
Inginocchiarci davanti a lui ci ha fatto concretizzare il valore del dono di sé come fondamento della fecondità e della felicità ed è stato bellissimo sentire questa sensazione dentro di noi.

I resti di Francesco non hanno nulla di spettacolare, nulla di miracoloso, niente che si discosti dall’ordinaria realtà delle cose: uno scheletro minuto e ossa consumate dal tempo, dalla fatica, dalla malattia e dagli stenti di una vita vissuta per Cristo.
Eppure, come la vita cristiana, ciò che sembra ordinario e normale diventa straordinario quando è abitato dall’amore vero di Dio.

Per noi che abbiamo potuto vivere questo momento ci è stato chiaro il messaggio profondo che la Chiesa voleva dare ad ogni fedele nell’incontro reale con i resti di San Francesco: guardare quel corpo ha significato contemplare ciò che il Vangelo può compiere quando viene preso sul serio. Francesco ha realmente vinto le tentazioni della sua vita scegliendo l’umiltà, la fraternità invece che l’orgoglio e la ricchezza facile.
Sostare davanti a quelle ossa ha significato rimettere a fuoco il senso della nostra vita e della nostra fede.
Quel corpo fragile e povero ci ha ricordato che il Vangelo non si vive solo con lo spirito ma anche con il corpo, con scelte reali e con gesti quotidiani.

Questa giornata che si è chiusa con la S. Messa in Basilica Superiore e poi un pranzo conviviale, è stato un tempo di grazia, un segno potente che ha interpellato la nostra fede e indirizzato il nostro cammino di conversione e di grazia.

Preghiera del pellegrino

Francesco, fratello
ti guardo in questa gloria
e capisco che chi dona tutto per amore,
non finisce mai.

Tu hai vissuto come quel seme
che deve morire per dare vita:
hai lasciato andare tutto,
hai smesso di cercare te stesso,
ti sei fatto piccolo e nascosto,
eppure sei germogliato,
e ancora oggi vivi.

Insegnami a vivere così.
Fà che anch’io sappia lasciare andare,
senza aver paura di perdere,
fidandomi che dal vuoto nasce pienezza,
cha dal dono nasce gioia,
che ogni fine apre un inizio.

Non voglio apparire, voglio essere vero.
Non voglio possedere, voglio donare.
Non voglio durare per forza,
voglio vivere davvero.

Tu che ora sei vivo per sempre,
prega per me.
Aiutami a portare questo seme nel mondo.
Amen.